Overshootday: le best practice agricole e alimentari contro il sovrasfruttamento della Terra

Overshootday: le best practice agricole e alimentari contro il sovrasfruttamento della Terra

21 Luglio 2022 Off Di lanotiziadelgiorno

Il 28 luglio sarà Earth Overshoot Day il giorno che segna il termine entro cui abbiamo utilizzato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi del pianeta possono rigenerare nel corso di un intero anno e iniziamo ad indebitarci con il nostro futuro. Da questo momento e fino alla fine dell’anno inizieremo infatti a prendere in prestito le risorse dalle prossime generazioni operando in debito ecologico.

L’Overshootday viene calcolato dal Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che da anni redige il “bilancio naturale” della Terra, dividendo la biocapacità del Pianeta per l’impronta ecologica dell’umanità e moltiplicando per 365, il numero di giorni in un anno. Oggi secondo questi calcoli viviamo come se avessimo a disposizione 1,75 Terre, in altre parole l’umanità utilizza il 74% in più di quanto gli ecosistemi possono rigenerare, ma non tutto è perduto.

Le buone pratiche che aiutano il pianeta.

Gli studi, oltre a calcolare ogni anno la deadline del sovrasfruttamento, hanno come obiettivo di individuare soluzioni efficaci ed economicamente vantaggiose per invertire l’overshoot e riportare l’umanità a vivere in equilibrio con il pianeta. Secondo il Global Footprint Network nulla è ancora perduto “a condizione che agiamo ora, attraverso piccoli e grandi passi, ma agiamo semplicemente, nessuna scusa per non farlo”. Tra queste soluzioni un ruolo centrale per lo spostamento in avanti delle lancette che scandiscono il nostro indebitamento con il  Pianeta lo hanno le buone pratiche agro-pastorali e alimentari, come evidenziato nell’articolo Le buone pratiche agricole e alimentari che possono ridurre l’overshoot day” pubblicato sul portale Carni Sostenibili. Quali sono queste best practice?

Dall’agricoltura green ai silvopascoli per aiutare la nostra “casa”

Secondo dati Fao, l’agricoltura incide  per il 14,5% sulle emissioni di gas serra, numeri che in Italia sono dimezzati grazie all’adozione di comportamenti virtuosi, ma tanta è la strada da compiere in questo settore per rallentare la corsa del sovrasfruttamento delle risorse. Ad esempio, secondo gli scenari calcolati da Project Drawdown, già migliorando i metodi di produzione del riso – la coltura più consumata del pianeta – la data dell’Overshootday si sposterebbe di 1,2 giorni  entro il 2050. Mentre l’adozione del pascolo gestito sposterebbe la data di ben 2,2 giorni perché rispetto alle pratiche di pascolo convenzionali, il primo può aumentare il sequestro del carbonio e contribuire a ridurre l’impronta ecologica dell’agricoltura.

Tra le buone pratiche per spostare in avanti la data dell’Earth Overshoot day, anche quella dei silvopascoli una forma di agroforestazione, utilizzata fin dall’antichità, che unisce alberi, bestiame e foraggi in un unico sistema. In particolare, l’integrazione di alberi e pascoli favorirebbe il miglioramento della salute e della produttività sia del bestiame che della terra. I ricercatori  stimano che il silvopascolo sia attualmente praticato su 550 milioni di ettari a livello globale rispetto ai circa 820 milioni di ettari teoricamente idonei per tale tecnica: un aumento del 40% dei silvopasture sposterebbe l’Earth Overshoot Day di 4 giorni entro il 2050

Centrali, poi, sempre in una prospettiva di minore impatto ambientale del settore agroalimentare, gli interventi volti ad agevolare l’impiego di fonti energetiche rinnovabili. In generale si stima che generare il 75% dell’elettricità da fonti a basse emissioni di carbonio (rispetto al 39% attuale) ritarderebbe di ben 26 giorni la data del nostro indebitamento con la Terra .

Tra i consigli per muovere in avanti la data dell’Overshoot day, oltre a quelli legati alle pratiche agricole, anche quelli che riguardano ciò che portiamo sulle nostre tavole.

La salvezza del Pianeta passa anche dall’alimentazione

Un importante supporto nell’invertire la rotta viene dalla scelta del cibo che decidiamo di mangiare: ad esempio, prediligendo alimenti locali sposteremmo la data di 1,6 giorni. L’acquisto di prodotti a KM0 riduce infatti l’impronta ecologica legata al loro trasporto, rafforza le economie locali e supporta pratiche agricole più sostenibili.

Se inoltre riducessimo lo spreco alimentare in tutto il mondo guadagneremo ulteriori 13 giorni. Un intento, quest’ultimo, che è entrato a pieno diritto tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, che prevede di dimezzare lo spreco alimentare globale pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumo, nonché di ridurre le perdite alimentari lungo le catene di produzione e di approvvigionamento.

Si tratta di semplici scelte quotidiane che a ciascuno di noi non costano nulla, ma che su larga scala fanno la differenza per vivere rispettando il nostro pianeta e tornare a operare nel rispetto delle risorse che lo stesso ci pone a disposizione.

 

Ludovica Nati