Brescia, operazione sicurezza: un caso che solleva questioni sui rifiuti esplosivi in Italia

Brescia, operazione sicurezza: un caso che solleva questioni sui rifiuti esplosivi in Italia

13 Luglio 2026 Off Di lanotiziadelgiorno

Il rischio di una esplosione potenzialmente catastrofica è stata sventata venerdì scorso a Brescia grazie alla competenza e al tempestivo intervento del CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici). Circa 5 kg di acido picrico sono stati rinvenuti durante le operazioni per la messa in sicurezza e la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro.

Il materiale, ritrovato in un laboratorio abbandonato da anni si presentava in stato di massima pericolosità: secco, disidratato e cristallizzato. In queste condizioni, l’acido picrico diventa un esplosivo primario estremamente instabile, con un potenziale distruttivo paragonabile a diversi chilogrammi di tritolo e un’onda d’urto stimata di 7.3 km/s, superiore persino a quella dello stesso tritolo. Una minima vibrazione o variazione di temperatura avrebbe potuto innescare una detonazione devastante nel cuore del centro abitato.

L’allarme è stato lanciato da Piervittorio Trebucchi, Direttore Generale del CoGePir, che, analizzando le immagini trasmessegli, ha compreso l’imminente pericolo. “Dalle foto inviatemi dall’ACR Reggiani, azienda che si sta occupando della bonifica, cui va riconosciuto il merito di aver immediatamente compreso la pericolosità della situazione e del prodotto rinvenuto, ho capito subito che eravamo di fronte a una bomba a orologeria,” dichiara Trebucchi. “Ho chiesto di bloccare immediatamente il cantiere, allontanare il personale e ho chiesto di allertare immediatamente Artificieri e Vigili del Fuoco. Con il caldo di questi giorni, il rischio di un’esplosione spontanea era altissimo”.

Le Forze dell’Ordine e i Vigili del Fuoco, intervenuti sul posto, hanno informato la Prefettura di Brescia, che ha valutato l’evacuazione di un’area di 1,5 km, scongiurata solo grazie alla rapida gestione della minaccia. È emersa, tuttavia, una criticità procedurale: non trattandosi di un ordigno esplosivo improvvisato (IED), in quanto mancante di dispositivo di innesco, la rimozione non rientrava nei protocolli standard degli Artificieri. Per colmare questo vuoto operativo, il CoGePir ha immediatamente messo a disposizione della Prefettura il proprio braccio operativo, la società Torpex S.p.A., con i suoi massimi esperti di fama internazionale, a partire da Danilo Coppe (“Mr. Dinamite” nella docuserie TV), che hanno neutralizzato sul posto e poi rimosso l’esplosivo, successivamente trasportato dalla Cigala Trasporti, storica azienda specializzata nel trasporto esplosivi da quasi un secolo, anch’essa parte della filiera CoGePir, in una cava, appositamente evacuata, per il brillamento.

“Ieri potenzialmente si sono salvate delle vite,” continua Trebucchi. “Questo caso dimostra l’importanza cruciale di un Sistema di Gestione come il CoGePir: subito disponibile nei confronti del soggetto pubblico o privato che si trova ad affrontare un pericolo che non sa come gestire, con alte competenze, capace di agire da anello di congiunzione tra Istituzioni, normative ambientali e normative di pubblica sicurezza. Un plauso va al MASE ed alle Istituzioni che hanno riconosciuto il nostro ruolo strategico. Ed un plauso va anche alle aziende coinvolte nella bonifica, perché identificare immediatamente e correttamente il rischio coinvolgendo subito e senza esitazioni i soggetti competenti, specializzati nella gestione dello stesso, è stato fondamentale per evitare conseguenze drammatiche”.

“Tutto è stato gestito con grande responsabilità e professionalità”, ha spiegato il commissario Fasano come ci riporta il CoGePir, che ha ormai trasferito nel sito Caffaro il proprio ufficio, per essere a diretto contatto con il cantiere.

L’episodio di Brescia è un esempio emblematico di sinergia vincente, ma è anche il sintomo di un problema nazionale: la gestione dei materiali esplodenti diversi dagli esplosivi civili e militari, è spesso sottovalutata. Lo stesso acido picrico viene reperito abbandonato in centri di ricerca, università, ospedali e persino scuole (a Genova, a maggio, è stata evacuata una scuola per il ritrovamento di una piccola quantità dello stesso nel laboratorio scientifico).

L’appello del CoGePir alle Istituzioni

“Ogni esplosione in una fabbrica non a norma è una sconfitta per lo Stato e una tragedia annunciata,” afferma Piervittorio Trebucchi. “Agire sull’emergenza non basta. È ora di passare alla prevenzione sistematica”.

Il CoGePir è il sistema di gestione nazionale, riconosciuto dal MASE (DM 02/02/2026 n. 32), la cui adesione è obbligatoria per legge per produttori e importatori di articoli pirotecnici. Il Consorzio opera sotto la vigilanza dei Ministeri dell’Ambiente e dell’Interno per garantire la tracciabilità e lo smaltimento sicuro dei rifiuti esplodenti, rispondendo sia al Testo Unico Ambientale (TUA) sia a quello di Pubblica Sicurezza (TULPS).

“Chiediamo un’intensificazione drastica e sistematica dei controlli da parte delle Forze dell’Ordine e delle Prefetture,” conclude Trebucchi. “Verificare l’iscrizione al CoGePir, ed i conseguenti adempimenti sul portale dello stesso circa l’effettivo immesso sul mercato, è il primo passo per distinguere un’azienda legale da una ‘bomba’ sociale e ambientale. Se un produttore opera fuori dal nostro sistema, pur consapevole che l’iscrizione è obbligatoria, probabilmente ha buoni motivi per scegliere di rimanere “invisibile”, ed i suoi prodotti e rifiuti diventano fantasmi pericolosissimi di cui si perdono le tracce fino alla prossima esplosione. Le prefetture devono avere piena consapevolezza che non possono rilasciare licenze di fabbricazione ad aziende che non partecipano ad un sistema di gestione riconosciuto per i propri rifiuti esplodenti”.

Nel 2025 il CoGePir ha raccolto e gestito in sicurezza oltre 51.000 kg di rifiuti pirotecnici e nei primi sei mesi del 2026 ha già trattato oltre 40.000 kg. Questo dimostra l’efficacia del sistema, ma rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il “sommerso” è una minaccia che può essere sconfitta solo con il pugno duro dello Stato per smettere, finalmente, di contare i morti.

Fonte: comunicato stampa